UN FULMINE A CIEL SERENO

La malattia che arriva senza motivo

Conosco molti, anche tra i miei cari affetti, che hanno sofferto di depressione. Proprio perché è un disturbo che ha coinvolto delle persone a cui voglio bene, ho iniziato a fare ricerche approfondite a riguardo e mi sono fatta la mia idea. Il mio pensiero è che, salvo rari casi particolari, tutto dipende dal saper gestire la propria mente. Non la vedo come una malattia del cervello, ma come un avviso dell’inconscio per averlo trascurato troppo tempo.

Anche sul web si trovano diversi articoli dove leggo affermazioni come «Non esiste attualmente un test di laboratorio per la sua diagnosi», oppure «Un uso a lungo termine e l’abuso di alcuni farmaci e/o sostanze, è noto per causare e peggiorare i sintomi depressivi». D’altronde la prognosi si basa sulle valutazioni soggettive del paziente e sulla valutazione di una serie di sintomi che potrebbero avere tutti: perdita di interessi, insonnia o maggior desiderio di dormire, difficoltà a concentrarsi, perdita di peso e delle energie, ecc. Anche degli psichiatri e psicologi hanno rilasciato interviste spiegando quanto sia facile prescrivere medicinali alle persone, semplicemente perché si presentano dal medico dicendo di soffrire d’ansia. Le stesse, ignare degli effetti collaterali di questi farmaci, pensano di poter “guarire” seguendo la “cura” giusta, e continuano a farsi del male provocandosi il peggio da sole.

È un argomento che mi sta a cuore perché ho visto con i miei occhi cosa succede a chi si fa trascinare da questo disturbo nel baratro più profondo. Ciò che reputo importante è informarsi prima di scegliere la via che si reputa più facile e sicura, solo perché è la prima cosa che viene proposta dalla società. Bisognerebbe dare maggiori informazioni su cosa sia realmente la famigerata depressione. Stefano Benemeglio, psicologo, ricercatore e padre dell’Ipnosi Dinamica Benemegliana, considera questo disagio emotivo-comportamentale come un male dell’anima, scatenato dal sentirsi schiacciati da un apparato di regole, obblighi e scelte imposte dagli altri e che per nulla rispecchiano il proprio reale volere. Quindi, perché una persona è depressa? Perché, senza saperlo, sta rivestendo da troppo tempo un ruolo che non gli appartiene. Non è facile spiegare questo concetto a persone che non vogliono mettersi in gioco e conoscersi in profondità. Purtroppo, se non ci si guarda mai dentro, ma solo in superficie, si curano i sintomi e non le cause. Ad esempio, se hai un taglio profondo e un’infezione, di certo medicare e mettere dei punti non basta, bisogna pulire a fondo la ferita.  La scienza spiega cosa accade ai neuroni quando si sta male, ma a dare inizio al malessere è la parte emotiva, ovvero l’anima, il fulcro della propria essenza.

La prima funzione dell’antidepressivo è di mettere a tacere definitivamente il nostro cuore. E questo è il modo più sicuro per non entrare in dialogo, prima che con gli altri, con il profondo di noi stessi.
(Umberto Galimberti)

Ti racconto la storia di una persona conosciuta sul web che mi ha concesso di raccontare la sua vicenda e spero possa aiutarti a comprendere meglio il mio pensiero.

Una signora sulla cinquantina, all’apparenza forte e vitale, dopo la chiusura del suo ristorante, ha cominciato ad accusare attacchi di panico. Sotto consiglio di amici, è andata da un bravo psicologo e con lui ha scoperto di avere sempre impresso nella mente un evento che l’ha segnata nel profondo. Con il dottore ha rielaborato l’accaduto e questo l’ha fatta piangere fino allo sfinimento. Sarebbe stato l’inizio della “cura giusta” perché, affrontando il problema con diverse sedute, avrebbe sicuramente sanato la radice del suo male. Purtroppo la signora ha pensato che lo psicologo non fosse all’altezza, perché le aveva riportato a galla un ricordo che lei voleva assolutamente dimenticare. Ma è proprio cercando di non rimembrare che un turbamento diventa sempre più forte fino a diventare malattia. Solo rivivendo e rielaborando l’accaduto, anche soffrendo, puoi essere libero e felice.

Secondo te, qual è stata l’alternativa più ovvia? Purtroppo, gli psicofarmaci. In realtà, lei assumeva già da tantissimi anni un ansiolitico che crea dipendenza, ma inizialmente solo per dormire la notte. Quando non sei sereno, non riesci a dormire, e dedicare una vita intera al lavoro, incessantemente e morbosamente, era sicuramente un ottimo rimedio per dimenticare completamente se stessa. Essendo anche molto religiosa, la signora passava anche molto del suo tempo in chiesa: un luogo di conforto e speranza, che è diventato la sua stessa prigione, in quanto la faceva sentire vincolata dal giudizio divino. Oltre ad aver vissuto in passato quel momento orribile in cui lei si è sempre sentita responsabile, ha seguito alla lettera il volere di sua madre rinunciando a dei sogni per essere una perfetta donna “rispettosa” e “ligia al dovere”. Ha trascorso una vita a lavorare e a dimostrare agli altri tutto l’impegno e la fatica del suo operato per ricevere ringraziamenti e sentirsi a posto con la coscienza. Nel momento in cui ha deciso di smettere di lavorare, rinunciando a ciò che l’aveva tenuta sempre lontana dai pensieri e soprattutto da se stessa, si è sentita improvvisamente male. Nonostante tutto lei si è definita malata, affermando che il suo disagio è arrivato senza un motivo ben preciso. Questo è ciò che voleva credere e voleva sentirsi dire dagli altri, perché etichettarsi come “inferma” la aiutava a ricevere le attenzioni e l’affetto che non riusciva a chiedere in altri modi. In fin dei conti è diventata negli anni una donna dura e severa, pronta a giudicare le altre donne che, a differenza sua, erano libere da condizionamenti. Fortunatamente sua figlia l’ha convinta a riprendere il percorso giusto, a “guardarsi dentro”, e sono ormai anni che la sua vita è decisamente migliorata.

Morale della favola? Dietro a ogni sintomo vige sempre una causa, nulla è a caso e la testa non impazzisce da un momento all’altro.

Ora sei libero di credere a ciò che vuoi, ma spero che tu possa riflettere e comprendere quanto sia importante conoscere la parte più vera di te, affinché tu possa prevenire “fulmini a ciel sereno”.

Sandra Ceresini