FEDE E DINTORNI

IL PERCORSO DELL’ANIMA NEL MONDO DELLA SPIRITUALITA’

La spiritualità è riconoscere la luce divina che è dentro di noi. Essa non appartiene a nessuna religione in particolare, ma appartiene a tutti.
Muhammad Ali

Ti chiedono «In cosa credi?» anziché «Sei una persona spirituale?» o meglio «Conosci il valore della tua anima e lo scopo della tua esistenza terrena?». Si preferisce dare un nome o un’etichetta a ogni cosa per sentirsi al sicuro e avere tutto sotto controllo. In ogni caso seguire delle regole per ottenere un compenso dal mondo divino non è l’unica strada verso la spiritualità.

Una persona spirituale è colei che comunica con la sua anima e la cerca nel suo percorso continuo di crescita interiore. Si nutre dell’amore per sé e per gli altri. Connette le sue vibrazioni con quelle dell’Universo perché sa che in fondo tutto è connesso. La maggior parte delle sue scelte sono legate a nobili cause e i successi insieme ai fallimenti arricchiscono la sua anima. Non conosce la parola perfezione e predilige la parola equilibrio. Dà più importanza ai valori che ai dogmi.

Essere grati alla vita in ogni suo aspetto e apprezzare ciò che si ha, non è per caso un miracolo? Quante persone credono in qualcosa pensando di essere spirituali, ma non riescono poi a percepire i messaggi che arrivano dal mondo “divino”. Professare una fede dà speranza e dovrebbe dare sostegno in tutti i momenti della vita, dovrebbe aiutare a sperimentare le meraviglie dell’anima e non a nasconderla e tenerla al riparo da noi stessi. Riuscire a stupirsi della bellezza della natura che ci circonda, delle piccole e grandi “fortune” che abbiamo, del miracolo che avviene ogni giorno chiamato VITA, non ha per caso un profumo di spiritualità?

Un amico tempo fa si lamentava della sua vita, si sentiva carico di responsabilità ed era particolarmente teso. Era evidente nel suo sguardo, nelle parole che utilizzava e nel suo continuo lamentarsi. La sua coscienza o luce interiore, aveva chiesto inconsciamente soccorso. Nel giro di pochi giorni “qualcosa” si è manifestato portandogli delle chiare risposte attraverso strani episodi: un incubo notturno in cui perde la vita, un fortissimo prurito su tutto il corpo, per una notte intera, senza un evidente motivo e infine un incidente stradale dove ne esce miracolosamente vivo. Quanti altri messaggi avrebbe ricevuto se non avesse poi riflettuto sull’accaduto? Ora è consapevole di dover cambiare il suo atteggiamento nei confronti della vita e di doverla prendere con più leggerezza. Anche questo è un miracolo!

Lo scrittore, poeta e saggista marocchino Tahar Ben Jelloun, noto per i suoi scritti sull’immigrazione e il razzismo, nel libro “L’Islam expliqué aux enfants” (in italiano “L’Islam spiegato ai miei figli”), esprime in maniera semplice e diretta il concetto di spiritualità. Questa mia lettura risale ai tempi del liceo ed esprimeva già da allora il mio pensiero sulla religiosità. Non avendo il libro in versione italiana, mi permetto di tradurre io un piccolo passaggio rilevante, restando il più possibile fedele al testo:

– Ma dimmi, tu fai la tua preghiera o no?

– È una domanda che non si dovrebbe fare; non si deve rispondere a una domanda di questo genere perché ha a che fare con la libertà della persona. Se io prego, è una cosa che riguarda solo me.

Una bimba chiede ingenuamente al padre se è un buon praticante della sua religione. In questa risposta e in tutte quelle che dà a sua figlia all’interno del libro, T. B. Jelloun spiega che un credo non deve essere una manifestazione vanitosa del proprio ego o un’etichetta da mostrare agli altri per avere un posto definito nella società. Nessuno è obbligato o può obbligare a pregare, ed è una pratica che andrebbe svolta con umiltà in privato, nella propria sfera intima. La spiritualità della propria anima va protetta non da se stessi ma dagli altri.

L’uomo è libero di agire come vuole e per comportarsi bene non ha bisogno di leggi imposte da un’entità superiore. Non ha bisogno di regole per non fare del male se si prende seriamente cura della sua anima, se si prende la responsabilità delle proprie azioni. Di certo non è infallibile, è umano, ma la luce “divina” che è dentro di lui lo accompagna lungo il percorso perché lo lega perennemente a Dio, o forza superiore o energia dell’Universo.

Una persona spirituale è sicuramente onesta, compassionevole, tollerante, gioiosa, generosa, a prescindere se preghi o meno. È così malvagia? Merita di essere condannata all’infelicità eterna? O forse noi tutti, credenti, praticanti e non, dovremmo semplicemente imparare a giudicare meno, ad essere fraterni e a sostenerci l’un l’altro?  

Sandra Ceresini