LA MALATTIA: UN NUOVO PERCORSO DI VITA

Affrontare il cambiamento come una battaglia o un viaggio?

Non sai mai quanto sei forte fino a quando essere forte è la sola scelta che hai.
(Cayla Mills)

Un giorno come un altro. Ti svegli, vai a ritirare un referto medico e ti viene diagnosticato un cancro. Allora non è più un giorno come un altro e da lì in poi nulla sarà più come prima. Nessuno vorrebbe mai trovarsi in questa situazione, ma se succedesse? Ci hai mai pensato?

Siamo abituati a dare tutto per scontato, a lamentarci sempre, a focalizzare l’attenzione su ciò che non abbiamo e soprattutto non siamo grati alla vita. Ci succede quando la giornata è stata pesante, quando qualcosa non è andato secondo i piani previsti, e ci dimentichiamo di essere davvero fortunati.

Non abbiamo voglia di rischiare, di cambiare rotta quando necessario, non ci prendiamo seriamente la responsabilità della nostra vita in tutte le sue sfaccettature e poi quando ci dicono che potremmo morire, tutto cambia. Quando sei di fronte alla malattia hai due possibilità: abbandonarti alla morte o iniziare un nuovo percorso di vita. In ogni caso rivaluterai ogni aspetto della tua esistenza che avevi trascurato fino ad allora.

Ho partecipato ad un convegno sull’approccio multidisciplinare alla malattia oncologica. “Malattia e Cambiamento” è l’evento organizzato dalla dott.ssa Giorgia Mauloni, Life & Health Coach e PNL Pratictioner, e si ripete ogni anno con nuove idee, progetti e approfondimenti inerenti la cura del paziente malato e non solo.

La dott.ssa Mauloni ha posto particolare attenzione all’empatia, utile per mettersi nei panni dell’altro e per rendere una semplice comunicazione, spesso trasmessa con un linguaggio troppo scientifico o “medichese”, una vera e propria realtà condivisa tra medico e paziente. Come nella PNL anche con la persona malata bisogna creare “rapport”. Si deve prestare attenzione alle parole come ad esempio alle avversative “ma” e “però” fortemente scoraggianti; alla scelta dei verbi come “provare”, sconsigliato perché implica la possibilità del fallimento, e il verbo “sperare” che va bene quando la situazione non può essere completamente monitorata; alle metafore come quella del guerriero, la più utilizzata per definire il paziente oncologico, ma non sempre la più corretta perché una persona che ne ha già vinte tante di battaglie nella vita potrebbe essere stanca di lottare e quindi sarebbe utile chiamare la malattia “viaggio” o “avventura”.

Dopo l’intervento della dott.ssa Mauloni, il dott. Bianchini, psicologo e psicoterapeuta, ha parlato di Alessitimia, ovvero dell’incapacità di esprimere le emozioni a parole. Questo analfabetismo emotivo è spesso presente nel paziente oncologico, il quale avrebbe bisogno di narrare la propria vicenda legata alla malattia perché con la diagnosi di un cancro è come se il filo della narrazione della sua esistenza si interrompesse. Il dottore spiega dunque l’importanza delle parole in tale circostanza perché dà modo di creare un nuovo percorso e nuovi orizzonti di vita. Ha spiegato inoltre che la paura provata dal paziente può essere legata a diversi motivi, uno dei quali è ovviamente la paura di morire, ma in ogni caso è importante trovare le parole giuste per descriverla perché in questo modo la si affronta e si acquisisce il coraggio per iniziare una nuova vita.

Il dottore in filosofia e counselor Omar Montecchiani ha parlato dei “caregiver” ovvero coloro che si prendono cura della persona malata, soprattutto familiari o amici. Il cancro è un dolore da con-dividere, ma il caregiver non deve assorbire il dolore e rimanere schiacciato dalla tossicità della malattia. Condividere il dolore non significa influenzare la propria vita ma sostenere. Il paziente in fondo deve avere spazio per riprogettare la propria esistenza e avere una persona che non lo lascia mai solo, lo rende meno autonomo e viene meno il suo potere decisionale. Quando arriva una malattia così importante la vita ti lascia poco tempo e modo per decidere, e poter essere almeno libero di prendere posizione su qualcosa è fondamentale per affrontare al meglio questo nuovo percorso, viaggio o battaglia che sia.

Questi sono stati gli interventi riguardo all’approccio psicologico medico-paziente-caregiver. E’ stata un’esperienza davvero illuminante perché mi ha fatto riflettere molto su un tema così sensibile e “purtroppo” sempre più attuale. Negli anni sono stata una persona ipocondriaca e ho sempre evitato questi argomenti, ma credo sia giusto conoscere e divulgare tutto ciò che potrebbe aiutare noi stessi e gli altri in determinate circostanze.

Per apprezzare la vita non si può ignorare l’altra faccia della moneta, come una nota frase del film Vanilla Sky:

“Perché, senza l’amaro, amico mio, il dolce non è tanto dolce”.

Sandra Ceresini